Spazio che Cura
Centro Soranzo, residenza per la cura delle dipendenze, Tessera (VE). Un percorso integrato per la riqualificazione dell’abitare.
Durata
3 anni
Committente
CO.Ge.S. Don Milani Società Cooperativa Sociale
Con
Arbau Studio -Marta Baretti e Sara Carbonera architette
Stefano Borsoi, ingegnere civile
Sebastiano Girardi Studio, graphic design
Partecipanti
Comitato Scientifico Soranzo
Equipe multidisciplinare del Centro
Sponsor tecnici
Arper spa | De Rosso spa | Moroso spa
Fotografie
Nicoletta Boraso | Colin Dutton | Orazio Pugliese
Finanziamento
Privato
Premi e riconoscimenti
2024 – Primo Premio Wood Architecture Prize 2024 by Klimahouse Fiera Bolzano | 2023 – Menzione Speciale al premio “ArchitetturaLOVERS” dedicato al riuso degli spazi esistenti, Ordine Architetti Brescia e Bergamo | 2022 – Primo Premio BIG SEE Wood Design Award 2022, Lubiana | 2022 – Premio speciale alla XII edizione 2021/2022 del Premio Dedalo Minosse alla Committenza, e Premio speciale Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Vicenza | 2022 – Menzione d’onore regionale al 10° Premio Internazionale di Architettura Barbara Cappochin, Padova | 2021 – Premio Anna Taddei 2021 dedicato all’architettura al femminile, Ordine Architetti di Modena | 2016 – Finalista ai The Plan awards 2016, sezione “Health”
Pubblicazioni e esposizioni
After-care & Post-prevention nelle Addiction. Edizioni Publiedit 2019 – pagg.37-42
Nuove normalità. Spazi, architettura e persone, mostra itinerante, Schio, Roma, Favara 2024
Comunità Resilienti, Padiglione Italia XVII Biennale Architettura Venezia, 2021
Yearbook 2 | Selezione di Architetti Italiani 2017
Best on Archilovers 2015
Architette=Women Architects. Here we are! #1 2018
Piéra magazine
Approfondimenti
Il progetto
Centro Soranzo
foto di Colin Dutton
Bellezza e cura si sorreggono a vicenda. Quale bellezza aiuta un percorso terapeutico residenziale?
Lo spazio stimola reazioni sensoriali, interagisce con il nostro vissuto e la nostra esperienza estetica. Non è solo qualcosa di concreto, ma ha a che fare con l’immateriale e ha il potere di farci stare bene o male, di influenzare le nostre vite.
Spazio che Cura è un restyling architettonico e paesaggistico che nasce dalla riflessione sul ruolo dell’ambiente nei processi di cura e riabilitazione. È un intervento aperto, iniziato oltre dieci anni fa e che ancora prosegue con ulteriori opere puntuali, per rispondere alle nuove esigenze delle comunità terapeutiche site nell’area.
Qui racconto come tutto ha avuto inizio: la prima fase di progettazione architettonica, integrata ad un processo d’analisi partecipato.
Nel 2014, stavo già collaborando alla comunicazione istituzionale di Coges don Milani, con il progetto Comunicare un’Impresa Sociale, quando la presidenza mi chiese di coordinare anche un altro progetto: ripensare gli spazi di Centro Soranzo, una struttura residenziale per la cura delle dipendenze che coniuga l’approccio psicoterapico centrato sul trauma con la “terapia ambientale” tipica delle comunità terapeutiche. Uno dei servizi più rilevanti della cooperativa. Il Centro è ospitato nell’ex-area militare di Forte Rossarol a Tessera, immerso in un ampio parco alberato e articolato in undici edifici storici sottoposti a vincolo culturale, adattati progressivamente agli usi civili con interventi semplici, sino a quell’anno.
Forte Rossarol è un’area pubblica data in concessione alla cooperativa sociale per un tempo limitato. Investire in quell’area era rischioso, ma il successo del metodo Soranzo spingeva ad un ulteriore miglioramento dell’ambiente e la sfida venne raccolta.
Ricordo le parole del presidente, Angelo Benvegnù: “Non voglio lusso e apparenza, ma bellezza e semplicità”. Questo è stato l’incipit della richiesta di coordinare un processo partecipativo, a fianco di un progetto architettonico, accompagnando il cambiamento e facendo dello spazio un elemento attivo del percorso terapeutico.
Il progetto architettonico è stato affidato allo studio ARBAU, con cui avevo già una consolidata collaborazione sulle pratiche partecipative integrate ai progetti architettonici. Inizia così la co-progettazione, con uno sguardo che ha compreso il percorso di cura, l’equipe multidisciplinare, la convivenza degli ospiti in residenza, il contesto architettonico dell’ex-zona militare e l’ambiente naturale in cui è inserita.
L’intervento è stato multiscalare: risanamento energetico degli edifici esistenti, ampliamenti volumetrici, riorganizzazione funzionale degli spazi, progetto degli arredi e dell’infografica ambientale, fino alla sistemazione paesaggistica delle aree esterne. I due ampliamenti realizzati in legno X-LAM riguardano gli spazi comuni, volutamente riconoscibili per il linguaggio contemporaneo. Nuovi segni nell’ambiente, che spaccano la serialità dell’impianto militare originario. Nuove relazioni spaziali che raccontano la trasformazione.
Il processo partecipativo ha coinvolto la direzione terapeutica, il comitato scientifico -Dott.ssa Ina Maria Hinnenthal, Dott. Mauro Cibin, Dott Cristiano Cimamulera, Dott. Luigi Janiri, Dott. Fabio Lugoboni, Dott. Luigi mazzo, Dott. Roger Schmidt, e gli operatori, i collaboratori, i formatori esterni, in un secondo momento gli ospiti in residenza. Si è svolto tra sopralluoghi, incontri, interviste e un’assidua ricerca attorno ai concetti di ambiente e cura, di spazio che cura. Spazio che non è un semplice contenitore funzionale, ma un sistema complesso di stimoli percettivi, emotivi e relazionali. Le neuroscienze, a cui abbiamo fatto riferimento, mostrano come il contesto ambientale possa riattivare memorie, desideri e automatismi legati alla dipendenza, ma anche –se progettato consapevolmente– favorire plasticità, consapevolezza e nuove possibilità di azione. Il processo partecipativo ha riportato la dimensione sociale al centro della progettazione architettonica dell’ambiente “da arricchire”.
La progettazione architettonica si è riferita proprio al concetto di ambiente arricchito, come spazio capace di offrire stimoli sensoriali, cognitivi, sociali ed estetici a supporto del percorso di cura. Nel percorso di co-creazione, il mio ruolo è stato quello di attivare e tenere insieme le diverse prospettive e competenze, mettendo in relazione metodo di cura, spazio e vissuto delle persone. Con l’intenzione di stimolare un cambiamento percettivo e allontanarsi dall’anonimato tipico delle strutture sociosanitarie, insieme abbiamo dato grande attenzione a luce e colore, e sviluppato una palette cromatica basata sul contesto reale, senza abbracciare un’unica teoria del colore. Abbiamo cercato l’equilibrio tra forme irregolari (stimolanti) e forme regolari (calmanti), integrato il parco allo spazio di cura, attraverso grandi vetrate.
Il restyling di Centro Soranzo è un caso studio del NeuroPsiLab / Dipartimento di Diagnostica e Sanità Pubblica – Università degli Studi di Verona, che studia l’attivazione del cervello quando esposto all’interazione tra sostanze e determinati fattori ambientali.
La collaborazione con il gruppo di ricerca ha permesso di integrare i principi della neuroarchitettura nella progettazione degli spazi e valutare gli esiti dei nuovi interventi.
Gli ambienti sono stati concepiti come non-impositivi, flessibili e interpretabili, pensati per reagire alle mutevoli esigenze della comunità. Caratterizzati da un’atmosfera familiare e da un registro linguistico semplice, senza eccessi formali. Anche l’infografica ambientale, integrata al progetto, è stata pensata per orientare senza invadere e per rafforzare l’identità del luogo. Solo le ironiche icone Soranzo catturano lo sguardo, come quella che ci accoglie all’entrata: una scala esce da un buco nero, accanto alla scritta Entra per Uscire. Oggi un’icona che identifica Centro Soranzo anche all’esterno.
Il restyling di Centro Soranzo ha ricevuto numerosi riconoscimenti in ambito architettonico e paesaggistico, ma qui voglio citare il Premio Internazionale Dedalo Minosse alla Committenza, assegnato per la qualità del processo progettuale e per il ruolo attivo della committenza nel promuovere un intervento capace di coniugare valore sociale, culturale e ambientale. Il progetto ha inoltre ricevuto il Premio Speciale Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, per la coerenza tra l’intervento architettonico e una visione dell’arte come pratica responsabile e trasformativa.
Spazio che Cura è stato un intervento che ha scavalcato l’approccio settoriale alla progettazione e si è strutturato su un piano transdisciplinare. Credo che i risultati ottenuti affermino l’importanza della multi-disciplina e della co-progettazione in tutti quei casi dove si progetta per le comunità.
Area dell’ex-Forte Rossarol, prima del restiling






















