Cantieri La Ginestra
Durata
2 anni
Committente
Connecting Cultures associazione culturale
Promotori
Regione Toscana – TRA ART Rete Regionale per l’Arte Contemporanea | Provincia di Arezzo | Comune di Montevarchi
Con
Anna Detheridge, curatrice e storica dell’arte
Marta Baretti- ARBAU architettura
Partecipanti
Dirigenti e operatori del Comune di Montevarchi – settori cultura, istruzione, politiche sociali e urbanistica | Cittadini, rappresentanti delle associazioni e gruppi informali, stakeholder dei comuni del Valdarno | Giovani laureati e laureandi iscritti al workshop Nuove GenerAzioni 2005
Finanziamento
Pubblico
Azioni di progetto
Indagine nel territorio
Nuove GenerAzioni 2005
Visioni in Movimento
Festival in Contemporanea
Approfondimenti
TRA ART Seconda Conferenza Regionale
I luoghi hanno una vocazione? Una naturale evoluzione della loro storia e funzione collettiva?
La collaborazione con Anna Detheridge è sempre stata fertile, fatta di confronti schietti e aperti, e di una condivisa ricerca sulla funzione dell’arte nello spazio urbano e nei processi di trasformazione sociale. Insieme abbiamo lavorato al progetto di un nuovo Cantiere della rete TRAART / Regione Toscana a Montevarchi, innescando un processo partecipativo nel territorio.
Tutto ha avuto inizio all’inaugurazione della mostra Arte Pubblica: lo spazio delle relazioni, curata da Anna per la Fondazione Pistoletto, nel 2003. Anna mi presenta Lanfranco Binni, allora Dirigente della Cultura per la Regione Toscana, che ci invita a visitare a Montevarchi l’ex Filanda La Ginestra: uno spazio in disuso da anni che la Regione Toscana, attraverso il progetto TRAART, intendeva riattivare come luogo per la cultura contemporanea.
Anna, con la sua organizzazione Connecting Cultures, riceve l’incarico di formulare le prime ipotesi per l’attivazione de La Ginestra come spazio dedicato alla cultura contemporanea e mi coinvolge per realizzare un’osservazione percettiva e sistemica del territorio, con l’obiettivo di far emergere potenzialità e fragilità socioculturali, utili a individuare la vocazione autentica di questo luogo.

Montevarchi e La Ginestra dove sono? Ricordo la prima volta che sono arrivata a Montevarchi, per il primo appuntamento nel futuro Cantiere La Ginestra. Lo racconto attraverso alcuni passaggi estratti da due documenti d’archivio.
Venezia, cena con amici.
«Domani vado in Toscana, a Montevarchi. Lo conoscete?»
«Montevarchi… Toscana… ah sì, negli anni Ottanta c’era la discoteca Fitzcarraldo!»
«Io ci sono stata, all’outlet di Prada.»Prendo una cartina per osservare il percorso: Venezia–Padova, raccordo per Bologna, poi Firenze e direzione Roma. Uscita Valdarno. 287 chilometri da Venezia.
Un piccolo casello autostradale. Una lunga fila di camion. Una rotatoria in cui i cartelli stradali si confondono con quelli commerciali. Una strada trafficata, l’asfalto consumato, una sequenza ininterrotta di capannoni industriali.
Il dubbio arriva spontaneo: ma dove sono finita?Valdarno è forse un comune e questa la sua area industriale?
Raggiungere il centro di Montevarchi, e poi La Ginestra, non è immediato. Ci si perde.Negli anni ho percorso questa strada centinaia di volte e, per arrivare alla Ginestra, ho continuato a perdermi.
Tratto da Cantieri La Ginestra – Indagine e risultati del workshop.
La stessa esperienza è raccontata dai partecipanti al workshop Nuove GenerAzioni, che introdurrò più avanti.
Arrivando in treno ci passi davanti, alla Ginestra.
Ma se poi la vuoi raggiungere sembra che si debbano fare giri infiniti.La Ginestra è nel Valdarno, ma i cartelli non ci sono.
Bisogna imparare a conoscerne i percorsi: costeggiare i binari ferroviari, attraversare un sovrappasso pedonale per una visione dall’alto, seguire una strada veicolare che scende bruscamente di quota, perdersi in cunicoli e scalette, oppure arrivare dal centro città attraversando improbabili sottopassi.Fare esperienza dei luoghi, alla Ginestra, significa già entrare nel Valdarno.
Tratto da Organismo, o racconto di un viaggio mai concluso
È un segnale importante quando un territorio non indica un luogo, significa che quel luogo non ha ancora valore simbolico. È invisibile, indifferente alla comunità.

Il primo incontro non si scorda mai. Finalmente la vedo ergersi su una collina, separata dal centro storico dalla linea ferroviaria. È lì, presente e silenziosa. È stata luogo di spiritualità, poi filanda; ora si presenta vuota, in cerca di identità. Come molti spazi pubblici in Italia, è stata restaurata e resa agibile senza una chiara destinazione d’uso, trasformandosi in un non-luogo e in un peso economico e amministrativo per l’ente pubblico. Ricordo ancora il freddo intenso degli spazi interni: una memoria fisica che negli anni è diventata condivisa da tutte le persone che hanno lavorato e abitato La Ginestra con noi.
Nel dialogo con gli amministratori emerge chiaramente come, nel tempo, si siano susseguite ipotesi diverse: archivio storico, museo del territorio, biblioteca, foresteria. Tentativi legittimi, ma mai accompagnati da una visione condivisa. Era evidente fin da subito che l’indirizzo della Regione veniva vissuto come una forzatura e ancora più evidente era la distanza nei nostri confronti: i foresti (forestieri) chiamati a orientare un cambiamento non nato da una consapevolezza interna.
Montevarchi non è Milano, Venezia o Firenze, città che possiedono codici consolidati per parlare di cultura contemporanea. In quel contesto provinciale, con una forte identità come quello toscano, aleggiava un senso di chiusura, che però chiedeva di trasformarsi e partecipare alle dinamiche del presente. Era indispensabile costruire, prima di tutto, un piano di fiducia con i referenti dell’Amministrazione Comunale incaricati del progetto.
Nel tempo, Giorgio Valentini (Sindaco), Chiara Galli (Assessora alla Cultura), Luciana Consumati (Dirigente Cultura), Anna Bracciolini (Segreteria dell’assessorato), sono diventati profondi interlocutori e amici, con cui abbiamo condiviso non solo un percorso professionale, ma un tratto di vita e un sogno comune.
Quando si progetta per una comunità, qualunque essa sia, la forma delle azioni concrete (in questo l’indagine partecipate) non può essere solo un fine, ma soprattutto uno strumento di relazione, il primo tassello di un processo più ampio. È questa attenzione al gesto relazionale, vissuto come esperienza di vita e non come prestazione professionale, che distingue il mio agire da quello del consulente tradizionale. Per questo, come primo passo, invece di chiedere documenti e dati, ho chiesto una casa: un luogo in cui vivere.
Trasferirmi lì è stato il mio modo di dire: sono qui, conosciamoci; non ho una direzione predefinita; la troveremo insieme. Così i primi dialoghi con l’amministrazione non sono stati tecnici, ma quotidiani: la casa da rendere abitabile e ospitale, i luoghi dove fare la spesa, bere un aperitivo, mangiare piatti tipici, ecc.
Mentre Anna Detheridge procedeva con il lavoro più tecnico e di costruzione di senso, io mi immergevo nel territorio: interviste, incontri, relazioni. Ascoltavo le voci delle persone per comprendere cosa c’era e cosa mancava, dal loro punto di vista, sul piano culturale. Ho esplorato fisicamente il territorio per sentirne l’energia, i pieni e i vuoti, le direzioni possibili. Come un puzzle da comporre, mappavo connessioni esistenti e potenziali, cercando di comprendere quale funzione utile potesse avere un nuovo dispositivo culturale.
Un po’ alla volta è emersa una dinamica e un sentire comune: una sorta di sindrome da isolamento. Persone e gruppi chiusi nel proprio mondo, spesso portatori di pratiche culturali interessanti, ma poco abituati allo scambio, alle reti, alla sperimentazione condivisa. La frase più ricorrente era: qui a Montevarchi la cultura non ce n’è, bisogna andare a San Giovanni Valdarno o a Firenze. A questo si aggiungeva la sorta di sindrome del brutto anatroccolo, rispetto al comune confinante di San Giovanni, percepito come più innovativo e propositivo dal punto di vista culturale. Per sfiducia, per entropia o per mancanza di allenamento all’immaginazione del futuro, di ciò che La Ginestra potesse diventare sembrava non interessare a nessuno. Proseguire lungo questa strada avrebbe prodotto un documento sterile, non un vero seme generatore di cambiamento.
Workshop NuoveGenerAzioni 2005
Cambiare rotta. In accordo con Anna Detheridge e l’Amministrazione, decidiamo di cambiare rotta.
Anna propone di aprire La Ginestra a un evento istituzionale: la Seconda Conferenza Regionale per l’Arte Contemporanea. Successivamente, decidiamo di realizzare NuoveGenerAzioni, un workshop interdisciplinare di quindici giorni, rivolto a giovani creativi del territorio e provenienti da altre parti d’Italia. Si identifica un nome temporaneo ma di processo per la Ginestra: Cantieri La Ginestra. L’obiettivo è chiaro: abitare il luogo, creare occasioni di contaminazione culturale, portare nuove esperienze e relazioni, e attraverso la CO-CREATION METHODOLOGY identificare la vocazione de La Ginestra e le attività future da sviluppare.
Pubblichiamo un bando, per la selezione di quindici giovani. Le candidature superano ogni aspettativa: oltre centoquaranta. I curricula sono così interessanti che decido di selezionarne quarantacinque e proporre poi un’ulteriore selezione partecipata: saranno loro stessi, attraverso criteri condivisi, a scegliere il gruppo che lavorerà alla visione del nuovo polo culturale. Alla fine della giornata emergono diciotto partecipanti al workshop e una rete esterna di venticinque giovani che continueranno a supportare il gruppo e il processo.
Workshop NuoveGenerAzioni 2005
Quando i giovani tracciano una direzione per il futuro. NuoveGenerAzioni è stato prima di tutto un’esperienza di vita. Per quindici giorni abbiamo vissuto insieme, quasi ventiquattr’ore su ventiquattro. La Ginestra, dopo tanti anni, è stata abitata giornalmente.L’Ufficio Cultura si è preso cura del luogo e delle persone che lo abitavano: spazi allestiti, riscaldati (non sempre), illuminati, pasti condivisi, strumenti di lavoro. Avevamo le chiavi. Ogni giorno aprivamo le porte del Cantiere la Ginestra come un rituale. Abbiamo lavorato insieme per scoprire la naturale vocazione di quel luogo, ripercorrendone la storia, ascoltando le voci del presente e le esigenze e i sogni sul futuro, attraverso azioni e osservazioni partecipate.
Dalla produzione di manufatti tessili alla produzione di trame immateriali, dove il valore non risiede nel prodotto finale, ma nel processo di tessitura delle relazioni. La Ginestra emerge come uno spazio di conoscenze, metodi, pratiche e culture: un organismo vivo, capace di auto-generarsi.
Per naturale evoluzione, oggi La Ginestra è chiamata a raccogliere, accogliere, integrare, produrre e restituire innovazione.
Da questa visione nascono tre documenti che diventeranno la colonna portante del futuro de La Ginestra:
- Racconto di un viaggio mai concluso
- Cantieri La Ginestra – Indagine e risultati workshop
- Organismo
È con questa energia che tutti abbiamo iniziato ad assaporare un possibile futuro per la Ginestra. A distanza di vent’anni, osservando i percorsi di quei giovani – oggi adulti – colpisce una costante: nessuno ha abbandonato la strada della creatività e dell’innovazione. Sorprendentemente, sono ancora in relazione tra loro.
Workshop NuoveGenerAzioni 2005
Nel 2005 il progetto Cantieri La Ginestra si conclude con la presentazione del documento a cura di Anna Detheridge “Progetto Valdarno Una visione in movimento. Un esempio di intervento culturale in sinergia tra amministrazioni pubbliche, collettivi di artisti e agenzie di progettazione per conoscere e riqualificare il territorio.
Nello stesso anno, l’ex Filanda La Ginestra riceve il Premio exÆquo della Regione Toscana per il recupero e la funzione pubblica.
Il Progetto Valdarno e la visione del nuovo polo culturale, rimane per anni negli archivi dell’Ufficio Cultura. Sarà l’esigenza di una nuova biblioteca comunale a riportare l’attenzione su La Ginestra e la sua funzione sociale. Nel 2009 l’Amministrazione di Montevarchi, mi richiama per continuare il processo iniziato e dare vita al futuro dei Cantieri La Ginestra. Nasce il progetto Ginestra Fabbrica della Conoscenza.

