GINESTRA Fabbrica della Conoscenza

GINESTRA Fabbrica della Conoscenza

Project
2009
Montevarchi (AR)
Community, Urban | Cultural driven, Policy making, Community engagement, Netting

Prende forma la visione di un incubatore culturale, co-generata nell’indagine partecipata del 2005: da Cantiere a Fabbrica della Conoscenza

2009-2012, ex Filanda La Ginestra, Montevarchi (AR)
Direzione artistica della start up Ginestra Fabbrica della Conoscenza

Durata
4 anni

Committente
Comune di Montevarchi

Con
Love Difference associazione
MACMA associazione
Snark Space Making associazione

Partner
Linkin People Experiences
Diversi Uguali
Festina Lente
Kanterstrasse Teatro

Per il Comune di Montevarchi
Paolo Martinino, Consulente per le Politiche Sociali
con la partecipazione di
Luciana Consumati, Dirigente Ufficio Cultura
Chiara Galli, Assessore alla Cultura
Giorgio Valenti, Sindaco

Consulenza Servizi Bibliotecari
Maurizio Vivarelli

Partecipanti
Abitanti di Montevarchi, associazioni, gruppi informali e stakeholder del Valdarno | Equipe della Biblioteca Comunale | Giovani laureati e laureandi iscritti al workshop Nuove GenerAzioni 2011 | Giovani grafici iscritti al workshop Identità dinamiche | Giovani e gruppi informali iscritti al workshop Creative Net | Giovani iscritti al workshop Giovani Partecipazioni

Promotori
Comune di Montevarchi
Regione Toscana TRA ART Rete Regionale per l’Arte Contemporanea
Provincia di Arezzo

Finanziamento
Pubblico

Approfondimenti
Dialoghi su La Ginestra. Poetica della progettualità
Ginestra Fabbrica della Conoscenza – STUDIO DI FATTIBILITÀ

Quando l’immaginario diventa realtà


Un processo partecipativo può dirsi riuscito quando il committente e la comunità che vi hanno preso parte trovano il proprio passo per proseguire autonomamente.

Nel raccontare questa esperienza parto dal presente.
Oggi Ginestra Fabbrica della Conoscenza, a Montevarchi, è una biblioteca contemporanea: uno spazio laboratoriale rivolto ai cittadini che desiderano fare esperienza partendo dal libro come stimolo di confronto e crescita. Una direzione chiara e sostenibile per l’amministrazione. Ma non esaustiva rispetto al potenziale e alla vocazione emersi dal processo partecipativo che ho accompagnato e che vedeva La Ginestra, oltre che biblioteca, come un incubatore culturale: uno spazio chiamato per sua natura a raccogliere, accogliere, integrare, produrre e restituire innovazione. Un luogo per sperimentare i linguaggi del contemporaneo.

Forse un giorno questo accadrà. Ancora oggi, infatti, in quell’area d’Italia manca una realtà rivolta ai giovani che desiderano innovare e sperimentare attraverso la propria creatività, ibridando i linguaggi del contemporaneo e la collaborazione per contribuire alla costruzione di un futuro condiviso.

La memoria come bene comune.

Prima di raccontare questo entusiasmante processo co-creativo, voglio fare una riflessione che ritengo utile per chi fa questo mestiere. I processi partecipativi sono per loro natura immateriali, fragili, vivi. Non producono solo risultati, ma relazioni, linguaggi, immaginari condivisi. Proprio per questo, la loro memoria non può essere considerata accessoria.
Nel caso di Ginestra Fabbrica della Conoscenza, le esperienze sviluppate tra il 2005 e il 2011 – trentasei processi partecipativi costruiti insieme ai cittadini – erano raccolte in uno spazio digitale pubblico, www.ginestrafabbricadellaconoscenza.it, realizzato con risorse pubbliche: una visione complessiva del lavoro svolto con la comunità. La sua cancellazione, avvenuta nel 2013, ha comportato la perdita di una parte significativa della memoria collettiva di quel luogo.

Raccontare oggi questa esperienza significa quindi assumersi una responsabilità che va oltre la semplice ricostruzione dei fatti. Significa ricordare che i processi partecipativi producono un patrimonio di conoscenze, relazioni e apprendimenti che appartiene non solo a chi li promuove, ma anche alle comunità che li rendono possibili. Quando questa memoria viene dispersa, non si perde soltanto una documentazione: si interrompe una continuità di senso.
Per questo sarebbe importante che enti pubblici, progettisti e comunità condividessero la responsabilità della sua tutela, riconoscendo gli archivi dei processi partecipativi come un bene comune: accessibile nel tempo, preservato dalle alternanze amministrative e capace di continuare a generare conoscenza, apprendimento e futuro.

È paradossale che una biblioteca, nata per custodire e rendere accessibile la memoria scritta, non abbia saputo conservare la memoria del proprio processo di nascita e delle ragioni che l’hanno generata.

TESTO DA INSERIRE

Prima di raccontare le azioni realizzate in questo percorso voglio fare una riflessione che ritengo utile per chi fa questo meraviglioso lavoro. I processi partecipativi per loro natura sono immateriali, fragili, vivi: producono relazioni, linguaggi, immaginari condivisi. Proprio per questo, la loro memoria non può essere considerata accessoria.

Nel caso di Ginestra Fabbrica della Conoscenza, le esperienze sviluppate tra il 2005 e il 2011 – trentasei processi partecipativi costruiti insieme ai cittadini – erano raccolte in un archivio digitale pubblico, www.ginestrafabbricadellaconoscenza.it, realizzato con risorse pubbliche, come restituzione alla comunità del lavoro svolto insieme. La sua cancellazione, avvenuta nel 2013, ha comportato la perdita di una parte significativa della memoria collettiva di quel territorio.

Raccontare oggi questa esperienza significa assumersi una responsabilità più ampia: riconoscere che la continuità amministrativa non coincide sempre con la continuità culturale e che è necessario dotarsi di strumenti capaci di tutelare la memoria dei processi partecipativi al di là delle alternanze politiche. È auspicabile che enti pubblici, progettisti e comunità si dotino di protocolli, convenzioni o dispositivi normativi che riconoscano gli archivi dei processi partecipativi come beni comuni: non cancellabili, accessibili nel tempo, affinché ciò che è stato costruito insieme possa continuare a generare senso, apprendimento e futuro. Paradossale che un luogo come una biblioteca, nata per custodire e condividere la memoria scritta, non abbia avuto la stessa cura nel preservare la memoria del proprio nascere e delle ragioni che l’hanno generata.

Partendo dal proprio singolare modo di vedere il mondo, i partecipanti sperimentano pratiche percettive e di osservazione partecipata, che già aprono un immaginario sul contesto: se fatta con consapevolezza, la fase di osservazione può diventare la più divertente e sorprendente del processo creativo collettivo.
Esplorazioni e sguardi inusuali, dialoghi-interviste con gli abitanti, nuove possibili relazioni tra elementi di un territorio, potenzialità emergenti, sensazioni, intuizioni… sono poi elaborate dal gruppo nella fase di co-generazione: una sorta di spazio attrezzato, dove allenare la nostra creatività, le capacità di cooperare, ascoltare e dialogare includendo i contributi degli altri. L’ostacolo è la solita egoica convinzione comune per cui “la propria idea, il proprio punto di vista è migliore di quello degli altri”.

Partendo dal proprio singolare modo di vedere il mondo, i partecipanti sperimentano pratiche percettive e di osservazione partecipata, che già aprono un immaginario sul contesto: se fatta con consapevolezza, la fase di osservazione può diventare la più divertente e sorprendente del processo creativo collettivo.
Esplorazioni e sguardi inusuali, dialoghi-interviste con gli abitanti, nuove possibili relazioni tra elementi di un territorio, potenzialità emergenti, sensazioni, intuizioni… sono poi elaborate dal gruppo nella fase di co-generazione: una sorta di spazio attrezzato, dove allenare la nostra creatività, le capacità di cooperare, ascoltare e dialogare includendo i contributi degli altri. L’ostacolo è la solita egoica convinzione comune per cui “la propria idea, il proprio punto di vista è migliore di quello degli altri”.

Immerso in un campo sensibile ampliato -dando valore a intuito, empatia e sogno vigile- il gruppo riorganizza le osservazioni raccolte dai singoli: elenca, tematizza, sistematizza i dati oggettivi e percettivi, confronta le esperienze vissute e le impressioni avute. Realizza così una prima mappatura: il materiale su cui elaborare possibili nuovi scenari condivisi, che in un secondo momento potranno svilupparsi in veri e propri progetti d’intervento o/e processi di cambiamento.
Nel percorso, prima o poi, si giunge -sempre inconsapevoli- a vivere un sentimento comune: è questo sentire a dirigere il gruppo nella creazione della nuova opera collettiva.

Immerso in un campo sensibile ampliato -dando valore a intuito, empatia e sogno vigile- il gruppo riorganizza le osservazioni raccolte dai singoli: elenca, tematizza, sistematizza i dati oggettivi e percettivi, confronta le esperienze vissute e le impressioni avute. Realizza così una prima mappatura: il materiale su cui elaborare possibili nuovi scenari condivisi, che in un secondo momento potranno svilupparsi in veri e propri progetti d’intervento o/e processi di cambiamento.
Nel percorso, prima o poi, si giunge -sempre inconsapevoli- a vivere un sentimento comune: è questo sentire a dirigere il gruppo nella creazione della nuova opera collettiva.

Immerso in un campo sensibile ampliato -dando valore a intuito, empatia e sogno vigile- il gruppo riorganizza le osservazioni raccolte dai singoli: elenca, tematizza, sistematizza i dati oggettivi e percettivi, confronta le esperienze vissute e le impressioni avute. Realizza così una prima mappatura: il materiale su cui elaborare possibili nuovi scenari condivisi, che in un secondo momento potranno svilupparsi in veri e propri progetti d’intervento o/e processi di cambiamento.
Nel percorso, prima o poi, si giunge -sempre inconsapevoli- a vivere un sentimento comune: è questo sentire a dirigere il gruppo nella creazione della nuova opera collettiva.

A terra, iguane, un serpente tanto bello quanto minaccioso, regali orchidee tra fiori e foglie dalle più svariate forme e colori; grandi, piccoli e piccolissimi uccelli… un armonico biosistema di cui l’umanità ha perso i codici di relazione. Mi sento un’intrusa. Quando abbiamo interrotto questo legame con la natura selvaggia? C’è ancora modo di risaldarlo? Fino a che punto?

Immerso in un campo sensibile ampliato -dando valore a intuito, empatia e sogno vigile- il gruppo riorganizza le osservazioni raccolte dai singoli: elenca, tematizza, sistematizza i dati oggettivi e percettivi, confronta le esperienze vissute e le impressioni avute. Realizza così una prima mappatura: il materiale su cui elaborare possibili nuovi scenari condivisi, che in un secondo momento potranno svilupparsi in veri e propri progetti d’intervento o/e processi di cambiamento.
Nel percorso, prima o poi, si giunge -sempre inconsapevoli- a vivere un sentimento comune: è questo sentire a dirigere il gruppo nella creazione della nuova opera collettiva.

Immerso in un campo sensibile ampliato -dando valore a intuito, empatia e sogno vigile- il gruppo riorganizza le osservazioni raccolte dai singoli: elenca, tematizza, sistematizza i dati oggettivi e percettivi, confronta le esperienze vissute e le impressioni avute. Realizza così una prima mappatura: il materiale su cui elaborare possibili nuovi scenari condivisi, che in un secondo momento potranno svilupparsi in veri e propri progetti d’intervento o/e processi di cambiamento.
Nel percorso, prima o poi, si giunge -sempre inconsapevoli- a vivere un sentimento comune: è questo sentire a dirigere il gruppo nella creazione della nuova opera collettiva.

Immerso in un campo sensibile ampliato -dando valore a intuito, empatia e sogno vigile- il gruppo riorganizza le osservazioni raccolte dai singoli: elenca, tematizza, sistematizza i dati oggettivi e percettivi, confronta le esperienze vissute e le impressioni avute. Realizza così una prima mappatura: il materiale su cui elaborare possibili nuovi scenari condivisi, che in un secondo momento potranno svilupparsi in veri e propri progetti d’intervento o/e processi di cambiamento.
Nel percorso, prima o poi, si giunge -sempre inconsapevoli- a vivere un sentimento comune: è questo sentire a dirigere il gruppo nella creazione della nuova opera collettiva.

Nel dare valore alla creatività del singolo, Co-Creare si traduce in una creazione collettiva in cui è “inutile distinguere i singoli apporti perché il capolavoro consiste proprio nell’insieme”.

Immerso in un campo sensibile ampliato -dando valore a intuito, empatia e sogno vigile- il gruppo riorganizza le osservazioni raccolte dai singoli: elenca, tematizza, sistematizza i dati oggettivi e percettivi, confronta le esperienze vissute e le impressioni avute. Realizza così una prima mappatura: il materiale su cui elaborare possibili nuovi scenari condivisi, che in un secondo momento potranno svilupparsi in veri e propri progetti d’intervento o/e processi di cambiamento.
Nel percorso, prima o poi, si giunge -sempre inconsapevoli- a vivere un sentimento comune: è questo sentire a dirigere il gruppo nella creazione della nuova opera collettiva.

Co-Creare si pone l’obiettivo di sperimentare un processo di co-creazione armonico ed efficace nel produrre immaginari condivisi. Si rivolge sia a gruppi di lavoro preesistenti, sia a nuove aggregazioni, formali o informali. Nel dare valore alla creatività del singolo, Co-Creare si traduce in una creazione collettiva in cui è “inutile distinguere i singoli apporti perché il capolavoro consiste proprio nell’insieme”.

Immerso in un campo sensibile ampliato -dando valore a intuito, empatia e sogno vigile- il gruppo riorganizza le osservazioni raccolte dai singoli: elenca, tematizza, sistematizza i dati oggettivi e percettivi, confronta le esperienze vissute e le impressioni avute. Realizza così una prima mappatura: il materiale su cui elaborare possibili nuovi scenari condivisi, che in un secondo momento potranno svilupparsi in veri e propri progetti d’intervento o/e processi di cambiamento.
Nel percorso, prima o poi, si giunge -sempre inconsapevoli- a vivere un sentimento comune: è questo sentire a dirigere il gruppo nella creazione della nuova opera collettiva.

Co-Creare si pone l’obiettivo di sperimentare un processo di co-creazione armonico ed efficace nel produrre immaginari condivisi. Si rivolge sia a gruppi di lavoro preesistenti, sia a nuove aggregazioni, formali o informali. Nel dare valore alla creatività del singolo, Co-Creare si traduce in una creazione collettiva in cui è “inutile distinguere i singoli apporti perché il capolavoro consiste proprio nell’insieme”.