Lebensmittel
Approvvigionamenti
Durata
1 anno
Evento pubblico: 13-15 maggio 1994
Promotore
Progetto Pèpinières- Comunità Europea
Con
International Kulturtage 1994
Comune di Dortmund-Assessorato alla Cultura
Künstlerhaus Dortmund
Università di Dortmund
Fruchtboerse Limberg
Partecipanti invitati
Bernard Johannes Blume, artista BDR | Claudia Enskat, esperto riciclaggio BDR | Gert Shmedes, artista video-installazioni BDR | Getd Shmiedes, artista BDR | Giacinto Di Pietrantonio, curatore ITA | Gianluca Codeghini, artista IT | Hans D. Christ, artista/curatore e critico BDR | Horst Freye, artista BDR | Michael Fear, direttore – Karl Ernst Osthaus Museums di Hagen | Monica Brandmeier, artista BDR | Patrizia De Micheli, communication manager IT | Petra Schrader, giornalista BDR | Silvie Unguer, artista multimediale FR | Tulio Livieri, imprenditore IT
Partnership
Offener Kanal
Mork Autovermietung
Holiday Inn
Finanziamento
Pubblico | Privato
La creatività può far uscire da una depressione collettiva ed essere motore di una nuova identità urbana?
All’inizio degli anni Novanta la Comunità Europea avvia i primi programmi per lo sviluppo delle aree urbane e dei territori in trasformazione. Accanto agli investimenti economici, introduce un’intuizione nuova: lo sviluppo nasce dall’interscambio dei saperi e dalla co-progettazione tra stati, tra città e comunità. Nascono così i primi programmi ibridi -Urban, Leader, i gemellaggi tra città, l’Erasmus, le borse di studio, le opportunità per i viandanti della conoscenza- che riconoscono nel valore delle differenze una risorsa per i processi democratici e per il vivere insieme. Il 7 febbraio 1994 viene firmato il Trattato di Maastricht. È la prima volta che mi sento davvero cittadina europea.
È un tempo di fermento culturale diffuso. In tutta Europa l’energia è orientata a trasformare la pluralità di linguaggi, competenze e visioni in una forza generativa. È in questo contesto che mi ritrovo in viaggio verso una città che non conoscevo. La Comunità Europea e la città di Dortmund mi invitano a portare il mio approccio all’arte come processo partecipato, per leggere la città e immaginare nuove traiettorie per il suo divenire. L’invito si inserisce in due cornici contemporanee: gli International Kulturtage 1994, scambio culturale annuale tra Dortmund e un Paese europeo (quell’anno l’Italia), e il Progetto Pépinières, che sostiene giovani artisti chiamati ad agire creativamente nei contesti urbani europei.
Dortmund mi suscita un impatto sensoriale inatteso. Case annerite, un odore acre che irrita le narici, particelle scure che restano sul fazzoletto dopo uno starnuto. L’aria odora di birra e di ferro. Enormi contenitori arrugginiti, un tempo fabbriche-energia, attraversano e comprimono la città. Tutto appare grigio, fuori e dentro. Per la prima volta nel mio vagabondare mi sento foresta, migrante, separata dalla comunità. Trovo accoglienza solo nel quartiere turco: nessuno vuole un’italiana come vicina. Avrei dovuto portare nuove energie, visioni, passione e pratiche. Creare gruppi, stimolare la creatività, co-progettare. Invece vengo risucchiata in un vortice emotivo e percettivo che ha un nome preciso: depressione collettiva. Dopo due mesi, il massimo che riesco a ottenere dal gruppo di lavoro locale si condensa in una frase: “Dicci cosa dobbiamo fare.”
Il mio corpo reagisce prima della mente. Per difendersi, si gonfia, prende peso rapidamente. Dieci chili in poco tempo. Non c’è spazio per lavorare così. Non da sola. Sto male anch’io.
È chiaro che serve un cambio di energia, un cambio di punto di vista. Chiedo allora di allargare il processo, invitando altre persone dall’Italia: imprenditori, artisti, comunicatori, manager della cultura. Servono nuovi sguardi, non condizionati dal peso del contesto. Nasce così un gruppo di lavoro interdisciplinare e interculturale (Italia–Germania), con l’obiettivo di immaginare nuove strategie di sviluppo per Dortmund. Nei sei mesi di lavoro sperimentiamo pratiche di osservazione partecipata, azioni capaci di sondare la complessità di una città in crisi di identità.
Il progetto Lebensmittel / Approvvigionamenti
La restituzione alla città dei risultati dell’osservazione partecipata si realizza con un evento pubblico alla Künstlerhaus di Dortmund, che non vuole offrire conclusioni, ma stimolare il dialogo, ponendosi quindi come un processo aperto: al centro dell’evento una cucina e una tavola imbandita. Per tre giorni, ospiti italiani e cittadini di Dortmund si incontrano, dialogano e mettono sul tavolo domande, ipotesi, modelli di sviluppo sostenibili, nonché pietanze delle rispettive tradizioni. Il confronto è trasmesso in diretta sul canale televisivo locale Offener Kanal. Una linea telefonica dedicata permette ai cittadini di intervenire: le loro voci arrivano direttamente a tavola. Emergono molte idee, ma soprattutto una consapevolezza condivisa: il cambiamento richiede dialoghi continui tra discipline, tra pubblico e privato, tra i diversi parti della società. Occorre individuare gli elementi energetici che, se attivati, possono catalizzare il cambiamento.
Nasce l’idea di mappare ogni luogo potenzialmente generativo, capace, se attivato, di espandere energia creativa e connettiva. Servivano luoghi simbolo, perché attraversare il centro di Dortmund, in quegli anni, era come muoversi in un paesaggio post-bellico. Identificammo una vecchia fabbrica di birra come potenziale polo della creatività urbana. Altri spazi emergevano come nodi energetici: gli orti urbani disseminati nella città, capaci di generare aggregazione e senso di appartenenza; gli spazi ibridi e interstiziali che contengono memorie identitarie; alcuni grandi e affascinanti contenitori dismessi: archeologia industriale da rigenerare. La mappatura dei luoghi (organizzata in schede) e il report del processo partecipativo vengono consegnati all’amministrazione di Dortmund: una visione per lo sviluppo futuro di Dortmund.
Uno sguardo al contemporaneo
Oggi, a distanza di molti anni, vedendo Dortmund non provo più quella sensazione deprimente del primo incontro. Anzi, provo gioia nel vedere come la città e i suoi cittadini abbiano trovato la propria energia per autodeterminarsi, costruendo una nuova identità e una progettualità chiara verso il futuro.
Il sindaco parla di “Dortmund Model”, un modello pionieristico che ha accompagnato la città dal superamento della crisi dell’industria del carbone e dell’acciaio allo sviluppo di poli per la scienza, l’innovazione e la cultura. Non sono parole di propaganda: trovano riscontro nella coerenza delle scelte, nel linguaggio adottato, nelle forme di partecipazione attivate. Dortmund è diventata una delle città più innovative al mondo.
Il sito istituzionale della città di Dortmund racconta questo salto di consapevolezza: linguaggi accessibili, attenzione all’inclusione, trasparenza nei processi, narrazione dei progetti, dichiarazione esplicita dei valori condivisi e delle difficoltà affrontate. Il linguaggio diventa contenuto.
A distanza di tempo, anche molti degli immaginari emersi nel processo partecipativo di Lebensmittel sono diventati realtà. Tra i molti, tre sintetizzano con chiarezza il percorso intrapreso:
DORTMUND U L’ex torre della fabbrica di birra trasformata in centro per la conoscenza, che ospita università, centri di educazione culturale nell’era digitale, media art e musei.
DORTMUND TECHNOLOGY CENTRE Un ecosistema che raccoglie i centri di eccellenza per la ricerca e l’innovazione tecnologica, definendo il posizionamento strategico della città.
NORDWÄRTS Un progetto decennale che valorizza i quartieri settentrionali, investendo sulle loro risorse e rafforzando il senso di appartenenza.
Dortmund è riuscita a trasformare l’energia del carbone in energia culturale, per una nuova identità. Questo è ciò che accade quando i processi di cambiamento vengono abitati, ascoltati e co-creati.
