artway of thinking è il nome della ricerca sul fare arte nel contesto sociale che abbiamo iniziato nel 1993, quando ci siamo incontrate a Venezia.
Il nome indica la direzione della ricerca: guardare la realtà dal punto di vista della creatività (cuore dell’arte) in libera espressione da forme, linguaggi, ambito e mercato specifico.

La pratica sperimentata trova i suoi presupposti nella “community based-public art” o “arte comunitaria” o “arte sociale” o “arte relazionale” a seconda delle scuole di pensiero. Si basa sull’osservazione e l’ascolto del contesto e della comunità in cui si opera. Sulla relazione con i soggetti locali, come potenziale creativo che interviene direttamente nella nuova creazione, trasformazione, rigenerazione del contesto.

L’azione prende la forma di un processo creativo collettivo che unisce differenti punti di vista su un obiettivo comune. Nel processo il gruppo di lavoro interdisciplinare guarda al potenziale invisibile, silente del territorio (vocazioni, archetipi, ambienti, beni, idee, conoscenze ed espressioni individuali, possibili relazioni, percezioni ed emozioni collettive) come risorse da mettere in gioco nella costruzione di un bene comune. Compie uno spostamento di percezione sul contesto, per elaborare una nuova visione collettiva, che si realizza in modo partecipato (in questo possiamo dire s’inserisce in quelle metodologie di intervento che trattano questioni pubbliche).

Lo strumento nel 1996 insieme a Valter arch. Tronchin abbiamo fondato artway of thinking associazione culturale, un collettivo interdisciplinare, che si rimodula di volta in volta in relazione al contesto in cui è chiamato ad agire. Crea interazione tra contesto e creatività (le pratiche di relazione messe in atto mostrano come il cuore dell’arte può offrire visioni alternative/innovative e concrete/estetiche azioni di trasformazione sociale).


Stefania Mantovani e Federica Thiene
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